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Protezione Civile
PARTONO DOMENICA GLI AIUTI UMANITARI DEL PIEMONTE AL LIBANO
Scritto da Novionline   
venerdì 11 agosto 2006
 

altPartirà domenica mattina, alle ore 9, a bordo dei camion della Protezione Civile, il carico di materiale sanitario messo a disposizione dall'Assessorato alla Sanità e Tutela della Salute della Regione Piemonte nell'ambito del progetto di invio di aiuti umanitari al Libano varato dal Governo italiano.

In tutto oltre 40 quintali di farmaci, kit di medicazione, prodotti per l'igiene e presidi sanitari e derrate alimentari che andranno ad alleviare le sofferenze della popolazione libanese.
Dei 17 bancali di aiuti umanitari, stoccati in questi giorni presso l'ospedale di Rivoli, 6 sono stati forniti dalla Regione Valle d'Aosta.
La destinazione del convoglio, che partirà dal magazzino della Protezione Civile di Druento, è il porto di Brindisi, dove il materiale proveniente da tutte le regioni verrà imbarcato sulla nave San Marco, in partenza verso il Libano.

 


   
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Visualizza 8 di 8 commenti

Postato da salva, il 17-08-2006 20:10.

1. ...

Perchè non eliminiamo la politica e le religioni. Queste sono le vere cause della rovina del mondo. Prendiamo esempio dai bambini che con la loro spensieratezza e gioia fanno subito amicizia con tutti. Loro non conoscono nè religione, nè politica. Perchè non facciamo comandare loro il mondo. Peggio non possono fare.
 

Postato da Visitatore, il 15-08-2006 19:14.

2. combattere i radicali liberi??

ma sti boniniani pannelliani rutelliani, sempre pronti a soccorrere i più forti, sempre dalla parte di bush, mai da quella di chi soffre... senza voti e senza elettorato, sono sempre carichi di moneta elettorale e dipassaggi tv... ma è vero che sono a libro paga della cia??
 

Postato da Visitatore, il 15-08-2006 15:43.

3. parole sante!!

http://www.arabmonitor.info/news/ dettaglio.php?idnews=15293&lang=it  
 
Come riferito dall'Ansa, parlando a margine di uno dei dibattiti della rassegna Cortina incontra, a Cortina d'Ampezzo, il ministro per il Commercio con l'estero italiano Emma Bonino ha detto "Israele ha il diritto di difendersi ..., se Israele si assume il compito, quanto mai ingrato, di sradicare Hezbollah, ne siamo tutti più o meno contenti".  
 
 
Parole sante. 
E' ora che Israele entri a far parte della EU. 
 
Tony66 
 

Postato da Visitatore, il 13-08-2006 20:25.

4. ...

Io mi chiedo perché tutti difendono un popolo comwe israele, visto che nella storia gli ebrei sono sempre stati odiati da tutti. Ci sarà un motivo, non e che uno si sveglia il mattino e si mette a uccidere così. Basta vedere quello che stanno facendo, gli è stato dato troppo potere, come lo stesso all'america, all'inghilterra. Dovrebbe esistere veramente un eserci ONU, distaccato da qualsiasi popolo che faccia rispettare le leggi. E la prima che dovrebbe rispettarle dovrebbe essere l'america, visto che parlano di invasioni, i veri americani sono gli indiani che sono stati sterminati o messi nelle riserve...Quando un indiano dirà io difendo il mio stato, allora lui avrà ragione, ma non dei coloni che la maggior parte erano e sono tutt'ora avnzi di galera.
 

Postato da Visitatore, il 13-08-2006 12:27.

5. ma i libanesi che c'entrano??

gli oltre 1000 civili libanesi uccisi in un mese dall'esercito regolare israeliano, che ha bombardato acquedotti raffinerie, fari, porti e impianti civili di un paese terzo per liberare 2 soldati sequestrati da terroristi, che c'entrano? 
israele non ha MAI rispettato le risoluzioni onu sul medio oriente, e non ha MAI avuto nessun danno dall'onu per questo. l'iraq per il mancato rispetto di una risoluzione è tuttora invaso da eserciti che violentano e ammazzano i civili. la realtà è che gli integralisti sionisti non sono migliori degli integralisti di ogni religione: violenti, crudeli e sprezzanti dei diritti altrui. e la religione come sempre viene usata contro i popoli.
 

Postato da Visitatore, il 12-08-2006 22:06.

6. ...

non capisco perche' andare all'estero a fare volontariato quando ce ne sarebbe bisogno tanto a casa nostra......eppoi scusate ma gli stranieri sono tutti in italia
 

Postato da Visitatore, il 12-08-2006 15:15.

7. Informazione corretta

Da LIBERO del 1 agosto 2006, un articolo di Andrea Morigi sui bambini israeliani uccisi dal terrorismo, nell'indifferenza di media e pacifisti. 
Ecco il testo:  
 
Sembra quasi di riesumarne i corpicini, e costa dolore, ma è l'unico mezzo per ricordarli. Dal 2000 a metà del 2006, terroristi islamici hanno massacrato 127 minorenni israeliani. Il più piccolo di loro era nato il giorno prima di essere ucciso. Altri nove avevano meno di un anno. Per qualche ragione anagraficogiuridica non rientrano nel macabro conteggio soltanto quei dieci feti che erano ancora nel grembo della mamma e non ne sono mai usciti vivi. Sono una piccola parte delle 1125 "perdite" causate dalla cosiddetta "Seconda Intifada". In lingua inglese il termine "perdite" è tradotto addirittura con "casualties", come se fosse uno scherzo del destino e non il tragico bilancio di una guerra che in sei anni ha fatto fuori un israeliano su 6.071 e ne ha ferito uno su 878. Onefamilyfund, l'organizzazione ebraica che provvede alle necessità economiche e alle cure mediche dei sopravvissuti agli attentati, tiene un catalogo aggiornato delle conseguenze: 831 bambini sono rimasti orfani del padre o della madre, 31 li hanno persi entrambi. I loro genitori non erano stati avvertiti dai kamikaze di Hamas o della Jihad Islamica che di lì a poco sarebbe scattata la spoletta dell'uomo-bomba.  
SCUDI UMANI 
Ma a Cana di Galilea e nei dintorni, prima di bombardare, l'aviazione israeliana aveva lanciato migliaia di volantini scritti in arabo, dove si diceva di allontanarsi perché la zona era diventata un bersaglio. I terroristi si nascondono dietro le abitazioni civili per lanciare i loro razzi contro gli ebrei (e gli arabi) che sono dall'altra parte del confine. Sono indifferenti alla loro sorte. Anzi, se poi li ammazzano è anche meglio, perché il lutto crea odio antisionista. Per questo hanno atteso sette ore per soccorrere gli abitanti della palazzina colpita. Non perché i raid aerei, che nel frattempo si erano conclusi, impedissero di entrare e portar fuori morti e feriti. L'attacco si era consumato tra la mezzanotte e l'una di domenica 30 luglio. L'edificio è crollato la mattina, seppellendo chi c'era all'interno. Chissà quanti, magari, erano ancora in vita e se la sarebbero potuta cavare con qualche graffio. Invece li hanno lasciati là a crepare. Bell'esempio di solidarietà islamica. Per gli Hezbollah sarebbe stato un controsenso salvarli. Nessuna vittima, nessuna eco sulla stampa mondiale, nessun effetto propagandistico sull'opinione pubblica, nessuna conseguente tregua. Una sequenza di eventi calcolata, visto che dei morti israeliani non rimangono che poche tracce fotografiche, mentre le immagini delle vittime civili palestinesi o libanesi rimbalzano da un capo all'altro del mondo. L'eccidio di Cana, invece, ha concesso un po' di respiro ai terroristi, che ora possono riorganizzarsi militarmente dopo aver subito per due settimane i colpi durissimi dell'esercito con la stella di David. È subentrato l'orrore per il sangue degli innocenti versato: 27 bambini libanesi che non avevano nessuna colpa. E il risultato si è rivelato più efficace di una battaglia vinta sul campo.  
 
STRAGI DIMENTICATE 
Sembra che i morti ebrei siano diversi. Le stragi compiute col contagocce ai loro danni non sembrano degne di entrare nella storia. Lì per lì provocano sdegno. Poi ci si fa l'abitudine. Li prendono di mira almeno dal 1970, quando 12 alunni della scuola di Avivim Moshav furono sequestrati sullo scuolabus e barbaramente uccisi dai terroristi palestinesi. Altri 22 furono sacrificati dai seguaci di Yasser Arafat nel maggio del 1974, mentre andavano in gita scolastica da Safed a Ma'alot. In Italia, chi si ricorda più che il 9 ottobre 1982, durante un attacco alla sinagoga di Roma, che costò il ferimento di trenta persone, morì anche un bambino di due anni? Figurarsi. Nell'era di Internet, bisogna andare a cercare in archivi polverosi per ritrovare una notizia "così vecchia". Ma non si è persa affatto la memoria della strage di Sabra e Chatila, dello stesso anno, quando Israele invase il Libano del Nord. Eppure è diffusissimo il luogo comune che "gli ebrei" siano potentissimi e maledettamente influenti nel mondo della comunicazione. Senza scivolare nel campo della propaganda antisemita, che li dipinge come arcigni burattinai che controllano il mondo, si contano nel popolo d'Israele e nella sua diaspora planetaria parecchi editori e direttori di testate di fama mondiale. Non si spiega allora perché su Israele penda un'incancellabile leggenda nera, mentre nei confronti dei crimini palestinesi si adotti tutt'altra misura di misericordia. Ufficialmente, le vittime sono soltanto i popoli arabi oppressi. Chi lo sostiene, si munisce anche di cifre e fatti, per dimostrare, certificati di morte alla mano, che perdono la vita più piccoli palestinesi sotto il tiro degli israeliani che viceversa.  
 
LA TECNICA SUICIDA 
Manca solo un particolare importante. I bambini israeliani la mattina vanno a scuola, mica a tirar pietre e molotov agli arabi. Nei campi dominati da Hezbollah e da Hamas, invece, li addestrano sin dall'infanzia a suicidarsi portando con sé il numero più alto possibile di ebrei. Avevano aperto la strada gli ayatollah negli anni Ottanta, insegnando ai giovanissimi la tecnica per lanciarsi pieni di esplosivo sotto i carri armati di Saddam Hussein, durante la guerra tra Iran e Iraq. Così si va diritti in paradiso, spiegavano durante le lezioni del loro catechismo di morte. Visto il successo mondano e le promesse escatologiche, gli Hezbollah a loro volta avevano importato l'idea nei campi palestinesi e poi Hamas l'aveva copiata "producendola" in massa. A quel punto anche i seguaci di Al Fatah, per non sentirsi da meno dei rivali, si erano messi a propagandare il cosiddetto "martirio" alla tv dei ragazzi palestinese. Le famiglie facevano festa e offrivano dei dolcetti a vicini e parenti quando apprendevano che finalmente il loro pargoletto sarebbe andato a saltare in aria per la volontà di Maometto. Salvo poi dare la colpa all'invasore israeliano. Se si computano anche i kamikaze nell'elenco delle vittime, si fa presto a far salire a proprio favore le statistiche della "tragedia umanitaria".  
 
L'ONU DISCRIMINA 
Poi si va a New York, alla sede dell'Onu, dove non vedono l'ora di dare addosso a Israele. I Paesi arabi ricattano tutti e guai se passa una risoluzione favorevole a Israele. Tre anni fa, a metà di novembre del 2003, l'allora rappresentante diplomatico di Gerusalemme presso il Palazzo di Vetro, Dan Gillerman, aveva proposto una bozza di documento in cui si chiedeva la protezione dei bambini ebrei dal terrorismo. Una settimana prima, il 6 novembre, ne era stato approvato - con 88 voti favorevoli, 4 contrari e 58 astensioni - uno speculare che chiedeva protezione per i bambini palestinesi. Per quelli ebrei non si poteva fare altrettanto, anche se il 4 ottobre di quello stesso anno erano stati uccisi in un attentato ad Haifa quattro bambini israeliani. La delegazione egiziana - espressione cioè di un Paese arabo cosiddetto moderato e filo-occidentale, che ha firmato un trattato di pace con Israele - era insorta, riuscendo a raccogliere il consenso dei Paesi non allineati - Bahrain, Malaysia, Arabia Saudita, Sudafrica, Sudan, Emirati Arabi Uniti e Yemen. Volevano che invece di "bambini ebrei" si scrivesse "bambini del Medio Oriente". E giù un'altra sfilza di emendamenti, dove entravano termini come «assalti militari israeliani», «occupazione» e «uso eccessivo della forza», ma pretendevano che si cancellasse del tutto la parola «terrorismo ».  
 
ISRAELE È L'OCCIDENTE 
Se fosse una questione che riguarda soltanto le due parti in conflitto, qualche "isolazionista" nostrano potrebbe fare spallucce e ignorarla. Invece, Israele da quelle parti rappresenta l'Occidente. E chi non fosse d'accordo almeno mediti sul fatto che l'impossibilità di giungere a una formulazione del termine "terrorismo" accettata da tutta la comunità internazionale genera disastri in tutto il mondo. Le sentenze giudiziarie che fanno passare i terroristi di Al Qaeda come "guerriglieri" sono basate proprio su controversi documenti dell'Onu. E la sottolineatura sull'uso sproporzionato della forza militare è risuonata qualche giorno fa proprio nel Parlamento italiano, proveniente dalla Farnesina, per neutralizzare lo sforzo di autodifesa di Israele. Forse solo un richiamo al nostro egoismo ci consentirà di smuoverci. Abbandonare al loro destino i figli del popolo di Israele significa allo stesso tempo condannare noi stessi a soccombere all'islam. 
 
Di seguito un editoriale di Iuri Maria Prado sul silenzio riservato alla strategia dell'uso dei civili come scudi umani da parte di Hezbollah. 
Ecco il testo: 
 
La notizia c'è, ma non si trova. E non si trova perché i giornali, salvo qualche caso eccezionale, non la riportano. Oppure - ed è peggio - la infilano in certe minuscole parentesi di cronaca, così che anneghi e scompaia nella più vasta, più facile, più oscenamente appagante descrizione della "strage di bambini". Che i gentiluomini di Hezbollah, il "Partito di Dio", usino i civili inermi, donne e bambini compresi, come "scudi umani", è una notizia sconnessa rispetto al quadro preferito della cronaca, con Israele che non si ferma davanti a nulla e massacra, appunto, decine di bambini. L'altra sera una giornalista del cosiddetto serviziopubblico, preannunziando la trasmissione delle immagini della tragedia di Cana, commentava: «Il mondo deve sapere, deve vedere». Sapere che cosa? Che un'azione di guerra ha provocato la morte di bambini? No: sapere che Israele spara sulle case piene di bambini e che la sua guerra è fatta per questo, per ammazzare i bambini. Quandoproprio non si riesce a tenere censura completa, si tenta di rimediare con ridicola concessione alla verità (Corriere della Sera di ieri): «Il ministro della Difesa israeliano sostiene che i terroristi dell'Hezbollah "si fanno scudo della popolazione civile". In parte ha ragione». In parte? Che cosa significhi "in parte" è un mistero. Forse vuol dire che non lo fanno proprio sempre e proprio dappertutto, di tenere donne e bambini nei punti "giusti". Forse vuol dire che sì, capiterà pure qualche volta che i bambini arabi siano lasciati di proposito dove può arrivare la bomba provvidenziale, magari chiamata dal trascurabile dettaglio che lì c'è una postazione militare che lancia missili sulla testa dei civili israeliani, bambini compresi (che notoriamente sono meno bambini degli altri). Ma che sarà mai? «Avremo la pace con gli arabi quando ameranno i loro bambini più di quanto odino noi». L'ingenerosità di questa vecchia sentenza è che si rivolge solo agli arabi, includendoli tutti, ma includendo solo loro, nell'odio per gli ebrei e gli israeliani. Purtroppo, gli ebrei e gli israeliani sono tanto più odiati anche da molti che arabi non sono. E il bambino arabo trova in Occidente moltissimi disposti a inquadrarlo cadavere, se questo serve a dare una dimostrazione ulteriore che l'odio per Israele si giustifica e merita di aggravarsi. Ma ne trova pochi - se ne trova - a proteggere il suo diritto di non essere usato come scudo umano. Quando proprio va bene, è un diritto che vale "in parte". 
 
 

Postato da Visitatore, il 12-08-2006 15:14.

8. Perché diciamo fermiamo Israele

La condanna di Israele È una condanna che cerca ragioni nel passato, che vede "l´occupazione" come il male, facendo intravedere la vera interpretazione della parola occupazione, cioè tutta Israele".  
Il primo rilievo è che ci sembra molto strano che non esista una terza Unità. Ovvero quella delle persone come me, noi - e le assicuro che sono tante - che sono stanche di essere assimilate a coloro che si scagliano contro lo stato d'Israele e il suo passato, perché condanniamo con forza e dolore un fatto - un male - , l'occupazione militare dei Territori Palestinesi. Persone come noi che d'altra parte si ribellano quando sentono utilizzare per lo stato d'Israele il termine nazista.  
SI dice ancora "agli ebrei nei secoli è sempre stata addossata la colpa". Ma di che sta parlando? Quale colpa? Io magari sono stupida, ma davvero non capisco. Le racconto un episodio. Una volta un soldato israeliano nel controllare i miei documenti al check point di Qalandia, sulla strada da Gerusalemme est a Ramallah, e non sono in grado di dirle quanti check point ci sono all'interno dei Territori Occupati, tempo fa tra fissi e mobili se ne calcolavano circa 700, ma se ne perde il conto..., dicevo il soldato stava controllando il mio passaporto. Lo guarda, e vede che sono italiana. Invece della solita battuta - sa, questi ragazzi sono 20-30enni - del tipo Juve Milan o pizza e maccheroni, mi sento dire "ah, italiana. Sempre a favore dei palestinesi, voi. Voi europei ci avete sterminati tutti. Io vi farei fare la stessa fine dei palestinesi". Ero allibita. Mi sono sentita in dovere di spiegargli con gentilezza che io all'epoca dell'Olocausto non ero neppure nata e che, probabilmente, se ci fossi stata, con la fortuna di avere il tipo di sensibilità che ho oggi, la mia scelta sarebbe stata la stessa di oggi. Una scelta di condivisione, solidarietà, denuncia. Solo che al posto dei palestinesi ci sarebbero stati gli ebrei. 
Questi discorsi potrebbero continuare all'infinito. Ma anche cadere nella logica del torto e delle ragioni, della necessaria risposta... forse è solo un esercizio di retorica. 
Ancora oggi mi chiedo spesso il senso della mia presenza lì. Soprattutto quando mi monta dentro una rabbia infinita, nel vedere come i giornali del mio paese democratico raccontino bugie e millantino, nel vedere come ce ne sbattiamo di cercare la verità, e la giustizia. 
Nel vedere come devo sempre avere questa necessità di difendermi perché accusata di essere filopalestinese.  
Nel vedere come vengono usate, strumentalizzate, chiacchierate le parole a vantaggio del noi o del loro. Ma la violenza, la guerra, le bombe, non sono una questione di parole. Sono volti, quotidianità violate, figli persi, vita che non è vita. 
Che bello parlare, dalle nostre comode postazioni ai computer nelle nostre comode case, vero? E' quello che sto facendo anche io ora, forse per sfogo, forse per impotenza. 
Ma non accetto che mi si dica che sono antiisraeliana, o peggio antisemita. Non accetto che si cerchi di azzittirmi in questo modo. E non mi sento a questo di dover rispondere. 
E allora voglio con le parole essere chiara, urlarlo: alcune persone in Israele stanno commettendo dei gravissimi crimini contro l'umanità, e i governi occidentali sono complici. 
Crimini immondi contro i civili palestinesi. 
Crimini contro i civili israeliani, contro la loro infanzia, i loro stessi figli. 
E, queste persone in Israele hanno ruoli legittimati, riconosciuti, istituzionali.  
E, queste persone in Israele hanno ruoli legittimati, riconosciuti, istituzionali.  
Non ho altro da dire. Come vede caro direttore esiste anche una terza parte che non vuole essere omologata, che si indigna di fronte a una delle più grandi tragedie dei nostri tempi: l'occupazione militare dei territori palestinesi che dura da quarant'anni.  
Quarant'anni di vita impossibile - ragazzi che non conoscono altra realtà. 
E, per chiarezza, una cosa voglio ancora dirla: in Israele si vive male, malissimo, gli attentati sono una realtà, a prendere l'autobus io neppure ci penso. Nei Territori, semplicemente, si sopravvive. Lo dico solo per amore di chiarezza, non per riportare il discorso al noi e al loro.  
PENSATE GENTE, Meditate.... 
 

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