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Salvò il carabiniere ferito nella strage della stazione
GIOVANNI MACONI, UN MEDICO TUTTO NOVESE
Scritto da Cecilia Bergaglio   
venerdì 16 febbraio 2007
 

stazionecadutiGiovanni Maconi è una delle figure cui i novesi si sentono maggiormente legati: medico e politico, ebbe una grandissima passione per la nostra città. Ricorre, proprio in questi giorni, il primo anniversario dalla scomparsa. Tanti i motivi per ricordarlo: primo fra tutti, il fatto che salvò la vita ad un carabiniere ferito nel corso della famosa sparatoria di Novi.  Medico e primario chirurgico presso l'Ospedale di Novi per molti anni, dal 1965 al 1973, Maconi è stato anche protagonista della vita politica prima come partigiano nel bergamasco, poi come consigliere comunale a Novi per due mandati, tra le fila della Democrazia Cristiana. Nonostante la lontananza delle posizioni politiche, Maconi ha sempre goduto della stima, ricambiata, di Armando Pagella.

Maconi fu protagonista della storia locale anche per l'importante ruolo che svolse nel corso della strage della stazione del 25 gennaio 1971: alcuni detenuti, durante un trasferimento ferroviario, tentarono di fuggire. Misero in atto il loro piano proprio alle porte di Novi, quando aprirono il fuoco contro i carabinieri della scorta, uccidendone due. Donato Spera, invece, fu gravemente ferito. Giovanni Maconi gli salvò la vita, con un tempestivo intervento. Per questo fatto fu nominato socio onorario dell'Associazione Nazionale Carabinieri.

Maconi ha sempre amato Novi -come ci ha raccontato il figlio Antonio, che condivide con il padre la professione e la passione per la politica- con la quale ha mantenuto un legame solidissimo, anche quando, per ragioni di lavoro, si è trasferito ad Alessandria, dove, per sedici anni è stato primario presso l'Ospedale Civile.

Personaggio complesso e poliedrico, ha insegnato, con qualche interruzione, per oltre vent'anni, presso la Scuola di Specialità in Chiururgia generale dell'Università di Pavia, della quale è poi divenuto professore a contratto di Storia della chirurgia, incarico che ha ricoperto sino alla sua scomparsa. Nel 1986, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico, ha commemorato il sesto centenario dell'insegnamento della chirurgia presso l'Università di Pavia, con una lectio magistralis presso l'Aula Scarpa.

Appassionato studioso e ricercatore, è autore di oltre un centinaio di pubblicazioni, tra le quali, ricordiamo la Storia dell'Ospedale dei santi Antonio e Biagio di Alessandria, che fa parte della collana di quaderni di storia contemporanea dell'Isral.

E' stato recentemente pubblicato, postumo, un suo volume di grande interesse, "La medicina popolare in Valle Imagna", che riguarda un'area geografica piuttosto estranea alla nostra realtà. Un trattato specialistico sulle componenti magiche, religiose ed empiriche della medicina tra Ottocento e Novecento nella Provincia di Bergamo, ma che è anche uno spaccato di storia sociale ed antropologica, oltre che linguistica. Una pubblicazione davvero pregevole, edita dal Centro Studi di Valle Imagna. Di carattere tecnico, certo, ma anche piacevole e divertente, che ci ricorda per alcuni aspetti gli studi sulla medicina greca.




   
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Postato da chiarodiluna, il 17-02-2007 18:58.

1. ...

Grande sto Maconi!i miei nonni ne parlano sempre con entusiasmo perchè li ha operati entrambi benissimo...
 

Postato da velvet2, il 17-02-2007 16:47.

2. Riconoscenza

Se non ricordo male,la pistola fu carpita con l'inganno ad un giovane ed inesperto carabiniere. 
Restano comunque i fatti. 
Morirono due carabinieri ed uno rimase gravemente ferito ed l'illustre concittadino Dott. G.Maconi lo salvò. 
Forse per il Dott.MACONI era normale quotidianità ma come molte altre volte riuscì da evitare che un'altra famiglia fosse colpita dalla tragedia.
 

Postato da paolino, il 17-02-2007 15:15.

3. cosa c'entra?

E questo cosa c'entra? E poi, nell'articolo, mica si dice il contrario?
 

Postato da lapobeta, il 16-02-2007 23:32.

4. sparatoria

La tentata evasione avvenuta a Novi nel 71 andrebbe chiarita: 
La sparatoria ci fu perché uno della scorta si fece disarmare da un carcerato. L'arma che sparò era stata sottratta al carabiniere.
 

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