Non so chi tra i lettori di Novionline abbia visto la puntata di Presa Diretta sulla scuola andata in onda domenica 14 alle 21 su Rai3.
Mi auguro che molti abbiano avuto modo di assistere
alla trasmissione che offriva un reportage dal titolo La scuola fallita che spaziava su tutti i principali problemi dal
precariato, ai tagli di personale e di fondi alla scuola pubblica, all'edilizia
scolastica.
Su tutte le questioni il quadro presentato è stato
desolante, dai supplenti annuali rimasti senza lavoro dopo molti anni di
servizio, alle scuole che non sono più in grado di pagare le supplenze e che
hanno decine di migliaia di euro di passivo nel bilancio, alle attività
soppresse, alle scuole cadenti, senza sedie, con armadi sgangherati, senza
mensa, addirittura prive di riscaldamento.
La cosa però che personalmente mi ha colpito in modo
particolare è stata l'indagine sulle scuole private milanesi. Scuole con una
retta di 1200 euro al mese che offrono servizi simili a quelli dei più
esclusivi College inglesi. Scuole dove i ragazzi frequentano con divise simili
a quelle di Harry Potter, con giacca e cravatta, le ragazze con gonne a pieghe
e camicette bianche. Scuole dove la lezione si fa in piccoli gruppi di 10/12
alunni, dove si fanno attività musicali, danza classica, teatro, attività
sportive in più palestre, dove si può fare nuoto in una lussuosa piscina
coperta, dove si fa sempre lezione in due lingue, con l'insegnante di madre
lingua inglese sempre presente. Scuole con mense con menù variati e a scelta,
scuole dove tutto sembra funzionare in modo meraviglioso, scuole in cui i
genitori dichiarano di non aver avuto alcun dubbio se iscrivere i figli lì o
alla scuola pubblica, scuole dove babbo è un professionista e mamma lavora
nella moda.
Bene, arriviamo al fatto scandaloso, la Regione
Lombardia offre dei buoni in denaro per chi frequenta queste prestigiose scuole
private, 1000 euro all'anno per ogni alunno.
Ora è chiaro che per chi può permettersi di pagare
1200 euro al mese solo di retta scolastica questa cifra è una mancetta, una
regalia insignificante, mentre per chi ha dei bilanci familiari non dico
miserabili, ma solo normali, tale cifra non basta nemmeno per iniziare.
E' lecito chiedersi perché con una situazione così
grave della scuola pubblica questi soldi vengano regalati a chi non ne ha
bisogno e non vengano erogati a favore della scuola di tutti e non solo di
quelle dei privilegiati.
Qui nella nostra zona queste sperequazioni non sono
ancora presenti, ma le scuole pubbliche sono sempre più in affanno, sempre più
in difficoltà.
Per la prima volta dopo molti anni tantissimi
insegnanti si sono visti non retribuire ore svolte durante l'anno precedente
perché dal Ministero non sono arrivati fondi sufficienti, i bilanci degli
istituti sono stringatissimi e molte attività non sono potute partire.
Non so se qualcuno può capire quanto sia
sconfortante incontrare ragazzini nei corridoi che ti chiedono perché
quest'anno non sono partiti i laboratori teatrali e dovere allargare le braccia
e dire:"Ragazzi non dipende da noi".
Quando tra colleghi ci scambiamo opinioni su quello
che sta accadendo e sui nostri stati d'animo dopo tanti anni di servizio e di
entusiasmo, cresce la rabbia e capita di sentire qualcuno dire:"Meno male che vado in pensione, così non si
può più lavorare".
Eppure molti come me che hanno ancora diversi anni
da trascorrere nella scuola si chiedono, dopo essere scesi così in basso, come
sarà possibile risalire e si struggono dalla preoccupazione per quei ragazzi
che ogni giorno vedono seduti nei banchi pieni di speranze.
Non è un paese
per giovani,
questo, o forse diventerà solo un paese
per giovani ricchi.
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Visualizza 8 di 8 commenti
Postato da mada, il 23-02-2010 18:56.
1. Carissima Italia...
...quando č stata realizzata l'aula di informatica presso la Scuola Media Boccardo l'Informatica era materia di studio in tutta Italia con tanto di valutazione sulla scheda. Una delle recenti novitŕ della Riforma Gelmini č stata l'abolizione di questa materia. Quindi la scuola non poteva sapere in anticipo cosa sarebbe avvenuto e tanto meno poteva destinare questi fondi ad altri usi perchč tra le clausole del bando di concorso era previsto che essi fossero destinati per l'acquisto di attrezzature (quindi non per supplenze, fotocopie ed altro). L'aula d'informatica e l'aula video vengono perň utilizzate per attivitŕ di tipo informatico che sono inserite nei programmi di altre materie e comunque sono una risorsa importante della scuola di cui siamo orgogliosi. Tanto per essere chiari, inoltre, il bilancio di una scuola funziona come i bilanci di tutte le pubbliche amministrazioni ed i fondi per le supplenze, per le fotocopie o per gli acquisti di una pianola, come tu suggerisci, hanno loro capitoli e non possono essere utilizzati come i soldi che abbiamo nel nostro borsellino. Le cose sono molto piů complicate di quanto non possa apparire a chi guarda le cose dall'esterno, ma chiedendo si trovano le persone disponibili a dare tutte le spiegazioni del caso. Io sono una di quelle. Un caro saluto.
Postato da italiadisperata, il 22-02-2010 15:03.
2. Peccato........
........che l'aula di informatica esista e non si possa più utilizzare dal momento che informatica non è più materia di studio,quindi anche in questo caso si sono sperperati soldi dei privati, che avreste potuto investire per pagare - le supplenze - le fotocopie - una tastiera x musica da imprestare ad alunni che non possono permettersi di acquistarla per potersi esercitare a casa - ecc. ecc. ecc.
Nell'articolo si parlava solo di un aspetto deleterio della scuola pubblica italiana, cioč della continua e progressiva mancanza di risorse, economiche e di personale, e di servizi, dovuti ad una politica dissennata di tagli che non tengono conto di ciň che č necessario al funzionamento minimo di un istituto. In questo contesto i fondi erogati alla scuola privata sono e restano uno scandalo, almeno per come la penso io. Che un alunno che frequenta un istituto privato non venga a pesare sul bilancio statale č solo parzialmente vero perchč queste scuole ricevono finanziamenti dallo stato, ma chi manda i figli in queste scuole esclusive non ha bisogno di essere aiutato perchč č sicuramente molto benestante. Questo pensiero non č un retaggio di ideologie defunte, č solo un principio della Costituzione ispirata a criteri di giustizia sociale. Sulla preparazione degli alunni il discorso č lungo e forse lo affronterň in altra sede. Dalla scuola italiana, come sostiene giustamente Ghino di Tacco sono usciti ed escono ragazzi molto preparati e talentuosi, come ne escono altri scarsamente preparati e poco capaci. Questo dipende dal fatto che l'intelligenza e la voglia d'imparare sono per fortuna capacitŕ che non muoiono mai e che hanno modo di svilupparsi se ben sostenute dalla famiglia in primis e dalla scuola poi. Teniamo presente, inoltre, che noi insegnanti mugugnamo sempre (e a ragione), ma nella maggioranza dei casi ci rimbocchiamo le maniche e con spirito di servizio cerchiamo di superare le difficoltŕ in mille modi, lavorando gratis, portando materiale da casa, cercando di vincere concorsi che portino fondi alla scuola. Per esempio chi viene alla mia scuola, la SMS Boccardo, puň restare impressionato dall'aula d'informatica e dall'aula video con moderne attrezzature. Il tutto č stato reso possibile dalla vittoria di un Concorso "Storia dell'Industria nel Nord-Ovest dal 1850" con un nostro lavoro sulla storia della Novi e della Pernigotti che ha portato alla scuola 11.000 euro finanziati dall'Istituto San Paolo di Torino, non certo dallo Stato. Insomma la scuola si barcamena grazie al fatto che č una comunitŕ in cui tutti cercano di dare una mano, personale, genitori, alunni, sponsor esterni, perchč aiuto dal Ministero ne arriva poco o niente. Io capisco che chi politicamente č vicino al Ministro Gelmini tenda a voler difendere il suo operato, ma non sia cieco, ascolti chi nella scuola ci vive, anche per correttezza. Siamo scesi a livelli veramente molto bassi e di tutto questo ne fanno le spese i piů deboli, perchč un lungo discorso meriterebbe anche il taglio dei posti di sostegno e le difficoltŕ degli alunni disabili e delle loro famiglie.
Postato da Gavi2008, il 19-02-2010 19:59.
5. Il nocciolo del problema
Cara Mada, credo che se un alunno di una scuola privata costa alla comunitĂ meno di un alunno di una scuola pubblica, l'ostilitĂ verso la scuola privata sia immotivata, rataggio di ideologie defunte. E credo che in un'analisi della scuola bisognerebbe mettere al centro il progressivo scadimento del livello di preparazione dei nostri ragazzi: non dipende dai mezzi ma dalla mancanza di principi.
Postato da lapobeta, il 19-02-2010 18:17.
6. L'istruzione? Elementare
Anche se indirettamente, mi sembra che l'articolo, pubblicato oggi da LA STAMPA, "L'italiano una lingua in coma” di Paola Mastracola sia un aspetto della crisi grave di cui soffre l’Istruzione in Italia. In tempi remoti P.P. Pasolini scrisse che la scuola italiana aveva ancora di buono la scuola elementare. Oggi non più. http://www.lastampa.it/cmstp/
rubriche/girata.asp?ID_blog=60&ID_articolo=1286&ID_sezione=255
Postato da Ghino di Tacco, il 18-02-2010 16:14.
7. non capisco...
Č dal ’68 che sento dire o leggo che questa scuola, in questo Paese non funziona. Ma qualcuno mi sa spiegare come sia tutto questo vero o credibile, tenuto conto che questa scuola pubblica in questo Paese in questo ultimo mezzo secolo ha “sfornato” eccellenti: ingegneri, architetti, medici, chirurghi, giornalisti, scrittori, ricercatori, persino premi Nobel, scienziati, operatori professionali in tutti i settori dell’industria e della teconologia, muratori, infermieri, elettriciti, idraulici, falegnami, carpentieri, bidelli, maestri, professori, maestranze, avvocati, giuristi, disegnatori, stilisti, e chi piů ne conosce ne aggiunga, e che hanno consentito alla TECNOLOGIA ED AL SAPERE DI QUESTO NOSTRO PAESE DI NON ESSERE SECONDI A NESSUNO? Personalmente ne conosco molti, motissimi. Orgogliosi di essersi formati nelle nostre scuole. E tutti provenienti dal quella pubblica, e non certamente autodidatti. Ma qualcuno vuol lasciar da parte un momento Berlusconi, la Gelmini e la politica e rispondere a questa domanda? Perchč in questo Paese le eccellenze sono altrettanto possibili come le schifezze? Non sarŕ mica na questione di uomini… o di donne e non di sistema? Senza escludere, naturalmente che nessun sistema non abbia deficenze che non si possano migliorare. D’accordo.
Anch’io come te sono rimasta senza parola quando ho visto l’offerta formativa di una scuola parificata milanese, sorta in una zona degradata di Milano, e sinceramente avrei voluto potermi permettermi di essere tra coloro che possono usufruirne.
Ciò che invece più di tutto mi ha emozionato sono state due situazioni della scuola pubblica a Messina, se ricordo bene, e a Massa Carrara, due città di provincia non a caso una del sud e una del nord, che in comune esprimono la volontà di continuare con poco, nonostante tutto, a studiare e ad insegnare.
Messina,istituto nautico, molti studenti, poche aule piccole, in cui gli alunni di tutte le classi, ogni cambio d’ora per tutta la mattinata sono costrette a trasferirsi in un edificio dall’altra parte della strada, per fare lezione, sfruttando l’inutilizzo delle aule quando le classi sono nei laboratori o in palestra, con tanta buona volontà da parte dei professori che li accompagnano, collaborazione dei bidelli e del preside, serietà degli studenti.
Massa Carrara, liceo scientifico, un professore di fisica insegna matematica e con la propria passione ha coinvolto un gruppo di ragazzi, a cui ha trasmesso la sua passione per la materia, alla preparazione oltre l’orario scolastico alle Olimpiadi della Matematica. Risultato: lo scorso anno 1° posto nella gara di gruppo e quest’anno 2° posto oltre ovviamente in entrambi gli anni premi individuali.
Senza parlare di una scuola di agraria in un convento del 1400 che sta letteralmente cadendo a pezzi con il rischio che crolli da un momento all’altro, MA rappresenta l’unica possibilità per molti ragazzi di emergere dalla strada e non cadere nella rete delle mafie. Genitori che nei fine settimana imbiancano le pareti della scuola frequentata dai figli a loro spese per i tagli all’istruzione degli ultimi anni.