Questa
settimana voglio parlare di un piccola notizia che forse passerà in
second'ordine nella marea di questioni che sono alla ribalta della
cronaca del nostro paese, mi riferisco alla cancellazione dal
palinsesto Rai di una trasmissione, Per un
pugno di libri, condotta da Neri
Marcorè sulla terza rete nel tardo
pomeriggio di domenica.
A
chi non l'avesse mai vista vorrei spiegare che Per
un pugno di libri è una trasmissione in cui
si sfidano due squadre di ragazzi delle scuole superiori misurandosi
sulla conoscenza di un testo letterario oggetto della trasmissione e
sulla loro personale cultura in merito alla lettura.
A
parte il gioco, si tratta di una delle rare occasioni in cui la
televisione affronta temi culturali, il tutto attraverso la spigliata
e competente conduzione di Neri Marcorè e
tramite la consulenza specialistica del professor Piero
Dorfles.
E'
poi molto bello verificare che settimana dopo settimana lo studio si
riempie di giovani che leggono ed approfonditamente, essendo in grado
di rispondere in modo preciso a domande sul testo, sull'autore,
sulla storia e in genere sulla letteratura.
In
un'epoca in cui è sempre più difficile riuscire a far leggere i
ragazzi e su questo argomento i colleghi sanno quante difficoltà si
incontrano, Per un pugno di libri rappresenta
un momento in cui è possibile avvicinarsi alla lettura in modo
divertente anche se non superficiale.
Immagino
che la cancellazione sia legata ad una banale questione di audience,
perché la trasmissione ha sicuramente costi minimi e non vedo quali
contenuti censurabili possa contenere, a meno che non si ritenga che
la cultura sia un pericoloso strumento sovversivo.
Il
fatto però che pochi spettatori guardino una trasmissione di qualità
può essere motivo del suo annullamento? Quei pochi appassionati di
libri non hanno forse gli stessi diritti degli appassionati di
calcio, di varietà o di telefilm? Non voglio a tutti costi fare dei
teoremi e delle costruzioni ipotetiche sul progressivo imbarbarimento
dei canali televisivi pubblici e privati, quasi ci fosse un Grande
Fratello orwelliano che trama per creare masse di ignoranti facili da
dominare, certo però che la funzione educativa della televisione sta
scemando in modo drastico a favore della televisione scema.
Le
rare isole di un certo interesse, come Un
pugno di libri, Geo&Geo,
Ulisse, Passaggio a Nord Ovest, Atlantide
(non Vojager
per la carità) sono sempre più rare e meno seguite, mentre
andrebbero prese quotidiamente come una medicina.
Trionfano
invece altre Isole, altri programmi di svago, tra quali vanno per la
maggiore reality e talent show, che altro non fanno che proporre un
modello di vita in cui ciò che conta è la ribalta e l'apparenza.
Forse presentare ragazzi vestiti normalmente che sanno chi è Madame
Bovary o Vitangelo
Moscarda può disturbare il manovratore?
Meglio pensare che i giovani sono delle masse di individui con i
pantaloni sotto l'ombelico, con creste improbabili di gel che
digitano continuamente sul cellulare biscicando gomma americana e
qualche raro cioè?
Sono domande che dobbiamo porci, perché il futuro sarà di questi
giovani e per fortuna ci sono molti giovani in gamba che leggono,
ascoltano buona musica, fanno teatro e si dedicano ad altre
espressioni artistiche.
La
lettura di qualsiasi genere è l'unico strumento di crescita
individuale. Il lessico, quello zainetto di parole che i bambini che
arrivano alle medie devono trasformare in una grande valigia zeppa di
vocaboli, è alla base della comunicazione, della costruzione di
qualsiasi teoria e di qualsiasi espressione culturale.
Spesso
i genitori mi chiedono come fare per migliorare l'espressione
scritta ed orale dei propri figli ed io rispondo che il metodo
migliore è farli leggere. La risposta di solito è che non si riesce
a farli leggere e ci si aspetta che sia la scuola a motivare i
ragazzi alla lettura. Non voglio sostenere che la scuola può fare
ben poco, la scuola può essere di stimolo e offrire molte occasioni,
ma il vero lettore si appassiona alla lettura quando non sa ancora
leggere attraverso il rapporto che i genitori hanno con i libri.
Leggere ad un bambino molto piccolo favole o fumetti è un primo
passo importante che può spingerlo ad avere voglia di essere
autonomo in questa attività divertente che fa con papà, mamma o con
un nonno.
Poi
è utile anche visitare le librerie, le bancarelle di libri, anche
usati, condurre per mano il proprio figlio, scegliendo per sé,
consigliando a lui, inoculando la passione per la carta stampata,
anche attraverso l'esempio. Qualcuno potrebbe obiettare che le
generazioni come la mia o quelle che mi hanno preceduto non hanno
avuto genitori di questo tipo eppure i figli diventavano appassionati
lettori. Fra i miei ricordi c'è il primo libro che mi fu regalato
Mille e una notte che
lessi sui gradini della scala di casa mia in un solo pomeriggio.
Avevo otto anni e la lettura mi apriva mondi che niente altro sapeva
illustrarmi. Erano anni in cui le distrazioni erano poche e in cui la
tv iniziava alle 17 con la tv dei ragazzi.
Non era però solo quello a spingere a leggere e studiare, era la
convinzione che la cultura potesse rappresentare una forma di
emancipazione personale e sociale ed erano soprattutto i genitori
semplici ad averne rispetto e a sperare che i propri figli potessero
averne accesso. Ora la situazione è molto diversa, i ragazzi hanno
mille intrattenimenti che li occupano e li deconcentrano ed educare
alla lettura è un compito da iniziare presto, prima in famiglia poi
a scuola, un compito difficile da perseguire con costanza.
Se
poi le poche opportunità come quelle offerte da Un
pugno di libri vengono annullate si passa il
messaggio che leggere non serve. Un messaggio profondamente sbagliato
perché Il tempo per
leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.
(Daniel Pennac)
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