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Dal generale al particolare
IN NOME DELL'IGNORANZA
Scritto da Maria Angela Damilano   
giovedì 11 marzo 2010
 

Questa settimana voglio parlare di un piccola notizia che forse passerà in second'ordine nella marea di questioni che sono alla ribalta della cronaca del nostro paese, mi riferisco alla cancellazione dal palinsesto Rai di una trasmissione, Per un pugno di libri, condotta da Neri Marcorè sulla terza rete nel tardo pomeriggio di domenica.

A chi non l'avesse mai vista vorrei spiegare che Per un pugno di libri è una trasmissione in cui si sfidano due squadre di ragazzi delle scuole superiori misurandosi sulla conoscenza di un testo letterario oggetto della trasmissione e sulla loro personale cultura in merito alla lettura.

A parte il gioco, si tratta di una delle rare occasioni in cui la televisione affronta temi culturali, il tutto attraverso la spigliata e competente conduzione di Neri Marcorè e tramite la consulenza specialistica del professor Piero Dorfles.

E' poi molto bello verificare che settimana dopo settimana lo studio si riempie di giovani che leggono ed approfonditamente, essendo in grado di rispondere in modo preciso a domande sul testo, sull'autore, sulla storia e in genere sulla letteratura.

In un'epoca in cui è sempre più difficile riuscire a far leggere i ragazzi e su questo argomento i colleghi sanno quante difficoltà si incontrano, Per un pugno di libri rappresenta un momento in cui è possibile avvicinarsi alla lettura in modo divertente anche se non superficiale.

Immagino che la cancellazione sia legata ad una banale questione di audience, perché la trasmissione ha sicuramente costi minimi e non vedo quali contenuti censurabili possa contenere, a meno che non si ritenga che la cultura sia un pericoloso strumento sovversivo.

Il fatto però che pochi spettatori guardino una trasmissione di qualità può essere motivo del suo annullamento? Quei pochi appassionati di libri non hanno forse gli stessi diritti degli appassionati di calcio, di varietà o di telefilm? Non voglio a tutti costi fare dei teoremi e delle costruzioni ipotetiche sul progressivo imbarbarimento dei canali televisivi pubblici e privati, quasi ci fosse un Grande Fratello orwelliano che trama per creare masse di ignoranti facili da dominare, certo però che la funzione educativa della televisione sta scemando in modo drastico a favore della televisione scema.

Le rare isole di un certo interesse, come Un pugno di libri, Geo&Geo, Ulisse, Passaggio a Nord Ovest, Atlantide (non Vojager per la carità) sono sempre più rare e meno seguite, mentre andrebbero prese quotidiamente come una medicina.

Trionfano invece altre Isole, altri programmi di svago, tra quali vanno per la maggiore reality e talent show, che altro non fanno che proporre un modello di vita in cui ciò che conta è la ribalta e l'apparenza. Forse presentare ragazzi vestiti normalmente che sanno chi è Madame Bovary o Vitangelo Moscarda può disturbare il manovratore? Meglio pensare che i giovani sono delle masse di individui con i pantaloni sotto l'ombelico, con creste improbabili di gel che digitano continuamente sul cellulare biscicando gomma americana e qualche raro cioè? Sono domande che dobbiamo porci, perché il futuro sarà di questi giovani e per fortuna ci sono molti giovani in gamba che leggono, ascoltano buona musica, fanno teatro e si dedicano ad altre espressioni artistiche.

La lettura di qualsiasi genere è l'unico strumento di crescita individuale. Il lessico, quello zainetto di parole che i bambini che arrivano alle medie devono trasformare in una grande valigia zeppa di vocaboli, è alla base della comunicazione, della costruzione di qualsiasi teoria e di qualsiasi espressione culturale.

Spesso i genitori mi chiedono come fare per migliorare l'espressione scritta ed orale dei propri figli ed io rispondo che il metodo migliore è farli leggere. La risposta di solito è che non si riesce a farli leggere e ci si aspetta che sia la scuola a motivare i ragazzi alla lettura. Non voglio sostenere che la scuola può fare ben poco, la scuola può essere di stimolo e offrire molte occasioni, ma il vero lettore si appassiona alla lettura quando non sa ancora leggere attraverso il rapporto che i genitori hanno con i libri. Leggere ad un bambino molto piccolo favole o fumetti è un primo passo importante che può spingerlo ad avere voglia di essere autonomo in questa attività divertente che fa con papà, mamma o con un nonno.

Poi è utile anche visitare le librerie, le bancarelle di libri, anche usati, condurre per mano il proprio figlio, scegliendo per sé, consigliando a lui, inoculando la passione per la carta stampata, anche attraverso l'esempio. Qualcuno potrebbe obiettare che le generazioni come la mia o quelle che mi hanno preceduto non hanno avuto genitori di questo tipo eppure i figli diventavano appassionati lettori. Fra i miei ricordi c'è il primo libro che mi fu regalato Mille e una notte che lessi sui gradini della scala di casa mia in un solo pomeriggio. Avevo otto anni e la lettura mi apriva mondi che niente altro sapeva illustrarmi. Erano anni in cui le distrazioni erano poche e in cui la tv iniziava alle 17 con la tv dei ragazzi. Non era però solo quello a spingere a leggere e studiare, era la convinzione che la cultura potesse rappresentare una forma di emancipazione personale e sociale ed erano soprattutto i genitori semplici ad averne rispetto e a sperare che i propri figli potessero averne accesso. Ora la situazione è molto diversa, i ragazzi hanno mille intrattenimenti che li occupano e li deconcentrano ed educare alla lettura è un compito da iniziare presto, prima in famiglia poi a scuola, un compito difficile da perseguire con costanza.

Se poi le poche opportunità come quelle offerte da Un pugno di libri vengono annullate si passa il messaggio che leggere non serve. Un messaggio profondamente sbagliato perché Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. (Daniel Pennac)


   
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Visualizza 7 di 7 commenti

Postato da camelot, il 13-03-2010 21:12.

1. ... nell'era della conoscenza

Intervengo tardivamente, condividendo tutte le considerazioni svolte nell'articolo e nei commenti che precedono, solo per aggiungere una piccola osservazione. 
Come dimostrano tutte le ricerche in materia, esiste, tradizionalmente, una diretta e stretta correlazione tra gli indici di lettura dei libri e i livelli di innovazione, produttività e competitività e, quindi, i tassi di sviluppo economico e sociale di una comunità. 
Il che è tanto più vero oggi, in quella che, non a caso, viene definita era della conoscenza.
 

Postato da Gavi2008, il 13-03-2010 09:07.

2. Canone inutile

Finche' la RAI potra' fare pubblicita', invece di fare il servizio pubblico, rincorrera' l'audience per incassare qualche quattrino in piu' con cui foraggiare i soliti raccomandati...
 

Postato da Jaeger, il 12-03-2010 22:30.

3. Leggere è pensare

Leggere è anche pensare, ampliare il proprio orizzonte mentale, e sappiamo quanto sia pericoloso per l'Italietta di regime che ci governa: basta guardare la controriforma della scuola. Un popolo ignorante è più facile da governare; la ragione delal soppressione di una trasmissione come Per un pugno di libri sta tutta qui. Non mi si venga a parlare di audience, del fatto che la gente preferisce calcio e reality: il pubblico lo si educa, come si fece con i grandi sceneggiati (non le "fiction" di adesso!) degli anni Sessanta-Settanta tratti dai classici italiani e non, e parimenti lo si diseduca come ha fatto la Tv prima commericale, poi pubblica in quest'ultimo ventennio. Ma resistere è d'obbligo. Con amarezza Jaeger
 

Postato da job52, il 12-03-2010 11:31.

4. audience

L'audience viene determinata anche dall'ora e dal giorno di trasmissione, la verità è che se il programma è intelligente ed ha una qualche valenza culturale viene generalmente programmato in fasce orarie abbastanza improponibili per chi lavora.
 

Postato da lapobeta, il 11-03-2010 16:43.

5. grazie seicento

Ho provveduto a protestare.
 

Postato da seicento, il 11-03-2010 01:44.

6. Petizione

Se si va su questo sito e si cerca la trasmissione interessata si può inviare un messaggio  
http://www.raitre.rai.it/dl/RaiTre/ contatti.html# 
E' l'unica trasmissione ancora culturale e la si vuole togliere per fare una massa di caproni senza nessun valore e soprattutto cultura, per poterli meglio gestire. 
NO ALLA SOPPRESSIONE DELLA TRASMISSIONE!!!!!!
 

Postato da lapobeta, il 11-03-2010 00:26.

7. Non basta ancora

Condivido il rammarico per la soppressione della trasmissione "per un pugno di libri". 
A parte che si trattava di una felice isola di cultura dove non si urlava - e questo è grave - c'era una conduzione gentile e molto piacevole. 
(Mi viene in mente che Veneziani, l’intellettuale di destra, disse una volta che i suoi libri non avevano fortuna perché “quelli di sinistra non li leggevano e quelli di destra non leggono†.) 
Il difetto gravissimo però consiste nel fatto che Neri Marcoré ha ridicolizzato troppe volte un potente ex ministro, attuale capogruppo dei senatori di maggioranza. 
Siamo sempre al marchese del Grillo. Io so' io e voi nun sete un caxxo
 

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