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Ultima puntata
COME DIVENTARE TOSSICODIPENDENTE E RITORNO
Scritto da Massimo Garbagnoli   
lunedì 16 gennaio 2006
 

altFinisce con questa quinta puntata la lunga riflessione sul tema della tossicodipendenza propostaci dal Dottor Massimo Garbagnoli, (foto). Psicologo clinico e di comunità, ci ha introdotto ad un nuovo approccio al problema delle tossicodipendenze. L'intento è stato quello di avviare una riflessione in Città attorno a questo tema, dando spazio agli interventi e ai contributi dei lettori. In queste puntate è stata esposta una lettura della tossicodipendenza (TDa) questione che tanto coinvolge, disturba e sconvolge la vita di molti esseri umani, sia di quelli direttamene interessati sia di quelli che vi stanno accanto. Le considerazioni non sono state limitate ai semplici elementi sintomatici, ma spingeranno il ragionamento alle radici della comprensione della TDa in relazione al soggetto ed al suo funzionamento. Con questo intervento si chiude quindi questa riflessione: speriamo ora di avvire una riflessione su quanto esposto, nei nostri forum.

ULTIMA PUNTATA - IL RITORNO

Coerentemente con quanto detto sopra ci avviciniamo ad una persona che ha dato, nella propria esistenza, un significato portante all'esperienza con la Sostanza. Tenenre presente l'importanza che ha avuto il rapporto con essa penso che serva agli operatori per avvicinarsi con maggiore discrezione, cognizione di causa e delicatezza al mondo del TDe, spesso ricco di significati diverso dai loro, ma molto frequentemente più per direzione che per intensità.
Per comprenderne la forza proviamo a pensare a quanto inutile sia il mettere la persona, nel momento in cui è "convinta" di ciò che fa, di certi significati, di fronte ai pericoli, ai rischi, ai danni che la sua scelta comporta.
In molte occasioni, quando siamo pienamente convinti di ciò che stiamo facendo, del come lo facciamo, "non c'è santo che tanga", non c'è niente e nessuno che ci fa cambiare idea. Questa sensazione credo che la abbiamo provata tutti in qualche momento della nostra vita. Tale modo di comportarsi è frutto di un significato, ed è soltanto quando questo significato vacilla che si può cambiare o si cambia, lì cambia tutto.
Credo sia meglio dire che quando cambia qualcosa a questo livello del nostro pensiero, e solo allora, si possono aprire degli spazi per significati e cose nuove. È in questo spazio che si va ad inserire il terapeutico, il ritorno.
Con gli strumenti di lettura forniti sopra proviamo a comprendere questo momento.
Da prima se ne ricava che, se l'esperienza terapeutica non cade all'interno di quello spazio, non troppo vicino e non troppo lontano, probabilmente verrà vista come non accessibile, il Soggetto non si concederà la possibilità di accedervi, o se ne andrà alla prima occasione. Quindi il primo problema da affrontare è: come rendere maggiormente accessibile questa esperienza di cura? Almeno due elementi possono essere individuati per ciò.
Primo fra tutti, e determinante, è il ruolo dell'intermediario. Anche qui qualcuno che accompagna, che non lascia soli, che introduce ai significati nuovi, positivi che ha questa esperienza consente di far rientrare la "cura" in qualcosa di positivo, di fattibile, alla portata, positiva, ecc.
Il secondo è che, anche qui, la situazione richiede l'attività del Soggetto. Anche nel momento di uscita dalla TDa, come nell'ingresso, dovrà attivarsi in prima persona per dare un significato portante a questa esperienza, altrimenti non se ne farà niente.
La sostanza è stata una esperienza forte, nella quale il Soggetto si è inserito, con la quale poi ha sentito di poter affrontare la sua vita. L'uscita, per essere efficace, dovrebbe avere delle caratteristiche simili, ma opposte come direzione, essere sufficientemente importante per il Soggetto tanto da consentirgli di individuare nuovi significati portanti per sé e per la propria vita, al punto da essere perseguiti attivamente.{mospagebreak}
Pensando al percorso comunitario, all'ingresso ci si trova di fronte a persone che hanno già messo in crisi, hanno iniziato ad intaccare, il significato forte che ha avuto per loro la sostanza e che stanno cercandone uno nuovo, un nuovo modo, una nuova strada.
A questo punto giova molto, nei termini del processo, trovare operatori che facciano da intermediari, che consentano cioè di accedere ad una nuova esperienza e ad un nuovo senso da dare alla vita, un senso forte, forse più forte di quello che ha avuto la Sostanza. Ma la Sostanza resta comunque forte, le dinamiche sottostanti consce e inconsce sono sempre pronte a riprendere la strada della ripetizione.
È proprio in ordine a questo che possiamo comprendere l'importanza del momento e che possiamo trarne di conseguenza delle indicazioni su più fronti del terapeutico: quello dell'intermediario psicologico, volto alla specifica ricerca di significati, dell'entrare in merito delle questioni rimosse profonde che fanno circuitare le vite, che portano a ripetere, e quello dell'intermediario pedagogico-educativo volto all'accompagnamento concreto e reale nella direzione del riuscire a mettere in atto le proprie nuove cognizioni, per farcela in misura proporzionata al proprio equilibrio. La Sostanza è stata anche un giro forte e ampio di relazioni e richiede anche ora che si esce un giro altrettanto forte ampio di relazioni.
Una considerazione va fatta in luce all'equilibrio. Dai ragionamenti fatti sopra, se ne evince altresì che se un Soggetto viene molto sostenuto o particolarmente spinto in una direzione andrà avanti finché ci saranno questi sostenitori forti, ma quando si troverà a dover far fronte a certe questioni direttamente con le proprie forze, probabilmente non ce la farà. Verosimilmente in questi momenti quello che succederà sarà che si cercheranno modi più alla propria portata, e senza fantasticare troppo, quelli più conosciuti per fare fronte alla sconfitta ed al senso di non farcela. È qui che si può assistere alle ricadute, al cambio di sostanza o a quelle forme di non distacco dalla comunità.
In tutti questi casi il risultato comune sembra ritrovabile in una difficoltà ad assumersi il carico della propria vita, coerentemente con sé stessi e responsabilmente. Ciò è tanto più presente quanto più restano in-analizzate le questioni profonde inconsce sottostanti.
È per questo che si dovrebbe lavorare con la persona TDe, in ogni momento e su ogni versante, sulla sua capacità di assumersi responsabilmente la propria vita, ampliando i suoi strumenti e non sostituendocisi per un certo periodo o sostenendo particolarmente. La questione non è da poco. Se ci si sostituisce ad una persona o se la si sostiene molto succede che sentirà ancor più forte la propria incapacità a farcela. È stato dipendente fino ad ora, non dobbiamo continuare su questa strada. {mospagebreak}
Bisogna starne quindi fuori, magari accontentandosi di risultati diversi (non per questo minori), ma più sicuri, più sudati personalmente, e quindi più propri. La via non è semplice e nemmeno breve, ma è sicuramente più fruttuosa. Quello che si può fare è, come si diceva sopra, affiancare coerentemente il lavoro psicologico elaborativo a quello educativo-perdagogico di accompagnamento, nell'ottica di liberare il campo personale dagli impedimenti presenti al prendersi cura di sé stessi responsabilmente. A questo punto risulta ovvio che non si può sapere quale sarà la "cosa" giusta per quel Soggetto, ma quello che si può fare è fornirgli nuovi strumenti per leggere sé steso, il mondo e le possibilità esistenti a lui accessibili e cercare di individuare quali sono gli ambiti all'interno dei quali si sente di provare a ri-disegnarsi con le proprie forze.
È utile dirlo, non tutti arriveranno allo stesso obiettivo nello stesso tempo, probabilmente ci dovremo accontentare, noi e loro, di quello che il Soggetto si renderà possibile nel poco cammino che faremo assieme, ma se fatto in questo modo non sarà mai sprecato.
Certo ci attrarrà sempre l'idea di sostituire l'altro per fare prima, ma così facendo saremo sempre noi a fare e rifare le cose che già, forse, sappiamo fare benissimo. Credo che il lavoro con il TDe debba essere condotto tenendo presente sia gli aspetti profondi relativi a sé che quelli inerenti alle proprie relazioni con il mondo esterno e nel quotidiano. Di fronte a ciò l'approccio psicologico e quello pedagogico-educativo sembrano costituire assieme un consistente, commisurato e appropriato spazio per l'intervento.
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Riassumendo

Consapevoli delle diverse teorie esistenti, oggi non ci possiamo più accontentare di vedere un essere umano parziale costituito soltanto da un corpo o da una mente, ma siamo costretti a confrontarci con il fatto che siamo un corpo ed una mente in relazione, e che serve una teoria che ci aiuti a trattare ciò coerentemente. Nessuno nasce e diviene se solo. Ci avviciniamo così alla comprensione della TDa poggiata su tali presupposti reali. Una peculiarità del discorso sta nel fatto di vedere l'essere umano come attivo e partecipe nella propria vita, all'interno delle proprie scelte, e per questo avente una certa libertà, un Soggetto.
I confini di ciò sono dati dal fatto che solitamente accediamo a quanto si colloca ad una certa distanza da noi: né troppo vicino, né troppo lontano. Questo spazio di pende da quanti e quali strumenti abbiamo per leggere la nostra situazione interna ed esterna, e da quanto consideriamo alla portata o meno per noi, da quanto cioè pensiamo-sentiamo-vediamo di noi, del mondo. Tutto questo in un certo equilibrio (evolutivo), tale da consentire la sensazione di poter procedere.
Accediamo alla sostanza se cade in questo spazio. L'intermediario svolge una funzione in tale direzione. La TDa sembra instaurarsi, però, solamente in luce ad un significato ad un senso che viene dato attivamente dal Soggetto. Egli poi si dovrà rendere altrettanto attivo per perpetuare ciò. Le scelte sono gravate e calamitate da alcuni significati rimossi profondi, che risultando inaffrontabili da soli, muovono le scelte future in loro funzione.
Nel percorso di uscita dalla TDa si vedono indispensabili sia l'intermediario psicologico, sia quello pedagogico, in quanto vanno a toccare sia l'aspetto di elaborazione degli aspetti calamitanti sottostanti, che quelli di accompagnamento alla nuova modalità di progettarsi, di esistere, difficile da intraprendere altrimenti. Bisogna stare attenti, a questo punto, a quali sono le forze messe in gioco dalla persona, per comprendere a quale passo si può procedere assieme, evitando così nell'intervento di sostituirsi a lui o portandolo completamente. Questo aprirebbe a frustrazione e ripiego su altri ambiti conosciuti e per questo ritenuti più alla portata.
Si deve lavorare con quanto reso disponibile dal Soggetto senza forzarlo verso un obiettivo, ma mirando più al fornirle gli strumenti utili all'assumersi la propria vita in prima persona con responsabilità, in modo da stare fuori da quello che vengono sentite come scelte inevitabili.
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Indice delle puntate precedenti:

Prima puntata

Seconda puntata

terza puntata

quarta puntata


   
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