Ha "torto" chi è assente e ieri, all'incontro organizzato dal comune di Serravalle con Cociv per dare risposte ai cittadini espropriati, e non solo, era assente soprattutto Rfi, committente per conto dello Stato del progetto Terzo Valico dei Giovi. Lo ha detto il vicesindaco Antonino Bailo e lo ha ribadito il consigliere provinciale e assessore comunale Pasquale Vecchi che si è detto pronto a "bloccare il traffico ferroviario se Rfi non "ci starà a sentire".
A mettere in discussione il progetto del Terzo Valico non sono solo i No Tav, che hanno bloccato nelle settimane scorse la procedura di esproprio. Ma anche chi il progetto lo vorrebbe, più o meno timidamente, o lo vorrebbe con qualche modifica.
"Gli accordi sul progetto - hanno detto i tecnici Cociv presenti all'incontro - si perdono nella notte dei tempi. Se ne parla dal 1992. A noi è stato chiesto di realizzare un'opera sulla base di un progetto approvato in conferenza dei servizi nel 2006, alla presenza di tutti i comuni. Se ci saranno richieste che non implicheranno varianti cercheremo di farle, ma non possiamo fare variazioni del progetto se non ce lo chiederanno i committenti, Rfi e Cipe". E' quindi a Roma che bisogna andare a bussare. La voglia di un progetto diverso da quello in fase di progettazione esecutiva è "esplosa tutta quando è stato fatto notare al Cociv che forse "non serve l'allargamento della Provinciale se tanto si prevede il passaggio di 26 camion al giorno in andata e 26 in ritorno". Così come "porta più disagi che benefici l'allargamento della strada Crenna". "L'unico intervento che garantirebbe una migliore vivibilità del paese, strozzato da strada e ferrovia è la circonvallazione", ha detto dal pubblico il cittadino Enrico Grosso. "Ci si doveva pensare prima", è stata in pratica la risposta di Cociv.
"Da settembre ci faremo sentire", ha promesso Bailo. Una provocazione che mette a nudo lo stato d'animo di un paese in cui per anni si parlava di Terzo valico come del ponte sullo stretto di Messina, cioè come di un'opera lontana a venire e che forse non sarebbe mai stata fatta. Invece di punto in bianco sono arrivate le lettere di esproprio che indicano, peraltro, indennità ridicole e su cui grava anche un ricorso al Tar. Ad ammettere che si dovrà probabilmente ripartire da capo con le procedure contestate dai No Tav e dai proprietari di Serravalle Scrivia è stato il responsabile del settore per Cociv, ingegnere Uncino. "Ci è stato chiesto di fermarci. Se non entreremo nei termini di 30 giorni dal primo decreto, dovranno essere rifatti. Quella è la procedura prevista per legge. Quello indicato - ha aggiunto a chi faceva notare il valore irrisorio delle indennità - è solo un'indicazione fatta sulla base del valore catastale. Poi è ovvio che si andrà a trattare". Da trattare saranno anche i valori delle eventuali opere presenti sopra e sotto i terreni: muretti, cancellate, impianti. "Noi indennizziamo, non ricostruiamo".
Non si è arrivati a parlare di acquedotto alternativo per Arquata, tranne un tentativo da parte di una arquatese, stoppato sul nascere; né tanto meno di amianto, anche se Cociv ha promesso che "nascerà un osservatorio ambientale che vigilerà su tutte le fasi" e che "saranno fatte indagini geologiche approfondite".
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