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L'opinione di Maurizio Scordino NEL MERITO... |
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Scritto da da "Il Novese"
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venerdì 16 settembre 2005 |
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L'editoriale di Maurizio Scordino, Direttore de "Il Novese"
A conclusione, con questo numero, della nuova “cavalcata teatrale” offertaci da Mario Chiapuzzo, spero che alcune osservazioni – cosa diversa dai consigli - possano apparire meno premature di quanto non sembri. Lo spunto, inoltre, ci viene da un esempio che Chiapuzzo non fa ma che non ci è affatto distante: il teatro “Garibaldi” di Acqui, recentemente sventrato dalle ruspe per fare spazio ad un parcheggio. Ora, anche se non dubitiamo che al “Marenco”, le uniche macchine che vedremo in azione, saranno quelle intese a restaurarlo, non pensiamo che un teatro – a Novi come altrove - lo si possa inventare, semplicemente, costruendolo. Il paradosso di un teatro (e non solo) è infatti che, per poter funzionare, deve funzionare già prima di esistere: creando ad esempio le basi, nel territorio, affinché del costruendo teatro le persone ne avvertano davvero il bisogno. Si vuole il Marenco? Bene. Allora, oltre a politici e sponsor, va coinvolta l’intera città, anche quella degli umili che di teatro – a modo proprio – già si interessa ed intorno al quale – coi mezzi di cui dispone – già “crea” interesse. Non ultime le parrocchie che, come noto, sopperiscono spesso nei centri minori alla totale assenza di spazi. Il teatro, quindi, come esempio eccellente di patrimonio comune e condiviso. Prima, molto prima, va pertanto pensato il gruppo “artistico-amministrativo” - motivato e dalle competenze (provate!) - che gestirà l’apparato. Persone già da subito capaci di pensare al proprio pubblico e non, com’è prassi, nell’imminenza della prima. La riapertura di un teatro non è uno scherzo, ci vogliono studi approfonditi, certo architettonici, ma preceduti da quelli sul progetto culturale e gestionale. Ci vogliono – per banalizzare - conti fatti e rifatti cento volte, prima di scegliere il tipo di sedie da comprare. Come dire, in definitiva, che la competenza per dirigere un teatro va dimostrata, perché no: magari proprio tramite un concorso serio. Giusto per rispondere a Chiapuzzo, una volta tanto, su “che tipo di teatro si meritino i novesi”. |
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