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Intervento di Silvia Bottiroli
TEATRO E TERRITORIO : UNA STORIA ROMAGNOLA
Scritto da da 'Il Novese' del 22/9/2005   
venerdì 23 settembre 2005
 

altNovese, Silvia abita a Longiano in Romagna. Negli ultimi tre anni è stata nella direzione del Festival Teatrale Internazionale di Santarcangelo di Romagna ed è attualmente è coordinatrice della rete internazionale di teatri e festival I.R.I.S. (Italia, Spagna, Francia, Portogallo).Già laureata in DAMS, sta ora preparando il dottorato di ricerca in Storia del Teatro all’Università di Pisa. Come sostiene Frie Leysen, direttrice del prestigioso Kunsten Festival des Arts di Bruxelles, il teatro non è mai elitario, neanche quando riguarda un piccolo numero di persone, ma funziona al contrario come un contagio vitale, trasmettendosi come le onde in uno stagno dopo il lancio di un sasso.
Un teatro non è mai una monade autosufficiente e non dovrebbe mai diventare una cattedrale nel deserto : un teatro è parte organica di una società e riguarda la collettività per intero, sia la parte che lo frequenta come quella che gli passa davanti senza guardarlo. La rimessa in vita di un teatro provoca sempre e comunque un felice contagio di emozione e di pensiero. C’è una regione d’Italia, l’Emilia Romagna, in cui esistono oggi esempi di vitalità teatrale che solo trent’anni fa, quando le prime esperienze di coltura teatrale hanno preso avvio, erano certo inimmaginabili.
Questo lavoro spesso silenzioso, spesso fatto di piccoli numeri, ha disegnato negli anni una geografia socioculturale che ha oggi le sue punte di diamante in Ravenna e Santarcangelo, ma che coinvolge altre città come Cesena e Forlì dove operano gruppi tra i più importanti del nuovo teatro. A Ravenna lavora la compagnia Teatro delle Albe (oggi anche Teatro Stabile di Innovazione) che da anni affianca alla produzione di spettacoli la programmazione di due stagioni teatrali, quella più tradizionale al Teatro Alighieri, il teatro storico della città, e quella più audace al Teatro Rasi, dove si confrontano maestri e giovani artisti della ricerca teatrale e coreografica.
Ma non è tutto. Le Albe curano anche laboratori teatrali negli istituti scolastici coinvolgendo centinaia di studenti in una non-scuola dove maestri e allievi si scambiano saperi, nel confronto diretto e vitale con i classici della cultura occidentale. La coniugazione di tre elementi fondamentali come la qualità della ricerca artistica, la cura della programmazione (che comprenda tradizione e innovazione) e la continua formazione di un pubblico giovane, ha scatenato una vera e propria rivoluzione culturale nella città dei mosaici e delle acciaierie. Il lento e continuo lavoro delle Albe ha permesso da un lato la nascita di giovani compagnie oggi diventate di livello nazionale (come la Fanny&Alexander), e dall’altro ha dato prestigio alla città, che ospita debutti importanti e convegni. Inoltre, e soprattutto, ha costituito un pubblico ampio e composito, regalando allo spettatore forestiero l’immagine imprevista di platee gremite e di poltrone in cui signore in pelliccia siedono accanto a giovani punk trafitti dai piercing. Quanto la cultura teatrale incida sul territorio anche in termini economici, lo si può vedere pure spostando lo sguardo un pò più a sud, a Santarcangelo, borgo medievale nell’entroterra riminese, che da trentacinque anni accoglie un festival prestigioso. Iniziato come raduno del teatro di strada, accoglie oggi le punte più avanzate della creazione scenica internazionale. Qui hanno trovato anche ascolto le giovani compagnie che stavano nascendo in Emilia Romagna, e qui si sono incontrati studiosi, critici e direttori di importanti teatri di tutta Europa. Un evento a prima vista di élite, per l’attenzione rigorosa alla ricerca teatrale, ma che ha però saputo contagiare un pubblico ampio e diversificato, di provenienza sia locale (a riprova dell’importanze del radicamento sul territorio) che nazionale (a conferma del fatto che la scelta della qualità è vincente). Quello di Santarcangelo è un pubblico strabordante, che garantisce il tutto completo agli spettacoli (un piccolo miracolo nell’Italia di oggi!), e invade allegramente la cittadina e i suoi dintorni, riempiendo gli alberghi e i campeggi, le terrazze dei ristoranti e dei bar, i negozi e i musei, con un indotto economico di tutto rilievo, che quest’anno ha convinto anche la Confesercenti locale a sostenere il festival con diverse iniziative, a partire dall’Associazione di esercizi commerciali “amici” che hanno proposto sconti e promozioni. Questa storia romagnola è una piccola storia, che ci racconta del rigore e della coerenza di piccoli gruppi di teatranti, dell’ascolto attento di piccole amministrazioni locali, della curiosità risvegliata di piccoli numeri di spettatori, che negli anni sono diventati sempre di più e sempre più curiosi, e che con il teatro stanno crescendo, maturando una sana esigenza, nutrendo un senso critico e civico. Una piccola storia che ci parla anche di noi e della nostra piccola città: di quello che siamo, di quello che possiamo diventare.
   
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