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Coinvolti amministratori, funzionari e imprenditori
GHIAIA D'ORO, UNDICI INDAGATI
Scritto da Filippo Bertone - da 'il novese'   
giovedì 14 aprile 2005
 

Un gruppo di imprenditori, favorito dalla complicità di funzionari dell’ex-ufficio del Genio civile e dalle omissioni di alcuni amministratori pubblici, avrebbe estratto sabbia e ghiaia per decine di migliaia di metri cubi, sottratti abusivamente o irregolarmente all’alveo dei torrenti Piota, Stura, Erro e Stanavazzo. Con questa ipotesi accusatoria il Sostituto procuratore della Repubblica di Alessandria, Claudio Poma, ha chiesto il rinvio a giudizio di undici persone: Igor Albani, 46 anni, di Silvano d’Orba, assessore comunale; Piergiuseppe Berretta, 56 anni, di Sant’Agata Fossili, funzionario dell’ex Genio Civile; Pierluigi Bruno, 56 anni, di Cantalupo Ligure, funzionario dell’ex Genio; Guido Chiappone, 46 anni, di Acqui Terme, dirigente del settore tecnico del Comune di Ovada; Giuseppe Coco, 49 anni, di Silvano d’Orba, sindaco di Silvano d’Orba; Mauro Gardella, 51 anni, di Vignole Borbera, legale rappresentante della società Edilvie s.r.l.; Giuseppe Grandi, 55 anni, di Carpeneto, amministratore “de facto” dell’impresa di estrazione Nord Scavi s.r.l.; Ernesto Migliazzi, 47 anni, di Casalcermelli, amministratore della Migliazzi Vincenzo costruzioni stradali; Emanuele Persegona, 33 anni, di Mede, fiduciario della ditta Tre Colli; Mario Ponti, 55 anni, di Alessandria; Giancarlo Sardi, 56 anni di Predosa, all’epoca dei fatti sindaco di Predosa.
Dalle indagini condotte dagli uomini della Guardia di finanza di Acqui e dagli agenti del Corpo forestale dello Stato, sarebbe emerso come, nell'autunno 2003, gli impresari coinvolti avrebbero prelevato dal letto dei torrenti alessandrini considerevoli quantità di materiale litoide, in maniera abusiva o per quantitativi superiori alle autorizzazioni concesse, attività condotta, sostiene il Pm, per il mancato controllo dei tre funzionari del Settore decentrato opere pubbliche e difesa del territorio di Alessandria (già genio civile), i quali anziché denunciare le irregolarità avrebbero - in un caso - addirittura consigliato agli impresari come occultare la sottrazione delle ghiaie.
Secondo l’accusa colpevole sarebbe stato anche il silenzio degli amministratori pubblici locali. A quanto è trapelato, a Grandi gli inquirenti contesterebbero di aver prelevato materiali in due aree lungo lo Stura ed il Piota, a Migliazzi, lungo lo Stanavazzo.
A Persegona invece verrebbe chiesto conto di un presunto episodio di corruzione, per aver consegnato la somma di 300 euro, a Bruno, il quale aveva predisposto per conto della Tre Colli la domanda di autorizzazione per la manutenzione del bacino dissabbiatore nel Lemme. A Grandi e Gardella, in concorso con Bruno, verrebbe contestato il reato di turbativa d'asta: i due impresari avrebbero raggiunto un accordo, con l'intermediazione del funzionario, partecipando ciascuno ad una gara d'appalto sui lavori lungo il Borbera e la preparazione dell'area destinata al villaggio accoglienza per i terremotati di Sant'Agata Fossili.
L'udienza preliminare è fissata per il 29 settembre e gli indagati potrebbero venire chiamati a rispondere, ciascuno nella misura della propria posizione, di reati che vanno dal furto aggravato, violazione delle norme ambientali, favoreggiamento personale, falso e omessa denuncia.
A mettere gli investigatori sulle tracce del “business della ghiaia”, gli accertamenti e le intercettazioni telefoniche, seguite ad un furto di ghiaia lungo il torrente Erro.

   
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